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Relazione su voto di scambio politico-mafioso.

Relazione Sen Riccardi Scambio elettorale politico mafioso AS 510-B

Onorevoli colleghi! – Il disegno di legge che l’Assemblea si appresta ad esaminare, novella in più punti l’articolo 416-ter del codice penale, recante norme in materia di scambio elettorale politico-mafioso. La norma prevista dall’articolo in esame è volta alla tutela del bene giuridico dell’ordine pubblico – considerato nella sua materiale consistenza, che si esprime nell’ordinato svolgimento della vita comune da cui dipende il sentimento della tranquillità della comunità civile – e dell’esigenza di un esercizio libero del diritto di voto, scevro da ogni legame di tipo mafioso: viene identificato, dunque, come un reato plurioffensivo, in considerazione che l’indebito condizionamento mafioso incide sull’ordine pubblico, sull’esercizio del diritto di voto e sull’imparzialità della Pubblica Amministrazione. Si caratterizza anche per essere un reato plurisoggettivo proprio, data la possibilità di punire anche colui che promette di portare i voti (direttamente o a mezzo di intermediari) necessari allo scambio. È un reato di pericolo che va accertato in relazione alla concreta idoneità della promessa mafiosa o dell’accordo concluso tra i contraenti a porre in pericolo l’ordine pubblico. In particolare, ai fini della configurabilità del delitto, trattandosi di reato di pericolo, è sufficiente che, nell’accordo concernente lo scambio tra voto e denaro o altra utilità, ovvero la disponibilità al soddisfacimento degli interessi o delle esigenze dell’associazione, il soggetto che s’impegna a reclutare i suffragi sia persona la quale esercita un condizionamento diffuso fondato sulla prepotenza e sulla sopraffazione, e le cui indicazioni di voto siano percepite all’esterno come provenienti da un sodalizio mafioso, mentre non sono necessarie né l’attuazione né l’esplicita programmazione di una campagna attuata mediante intimidazioni. Il reato in questione si configura come di pericolo astratto, di mera condotta ed a consumazione frazionata: la fattispecie si consuma, dunque, a prescindere dalla successiva dazione di quanto promesso; il reato è perfetto e consumato già dal momento della promessa. La successiva dazione però non è fatto penalmente irrilevante: la realizzazione della prestazione ha effetti vari, come ad esempio il decorso posticipato della prescrizione o il subingresso di concorrenti nel reato.

Il delitto in esame, nella forma della accettazione della promessa, può essere commesso da chiunque, tanto se direttamente candidato ad una competizione elettorale, quanto se agente in nome e per conto di questi, purché estraneo a un’associazione di tipo mafioso. Nella forma del rilascio della promessa, allo stesso modo, il reato può essere commesso da qualunque soggetto, anche da un intermediario dell’associazione stessa, purché legato ad un sodalizio mafioso ovvero da chi utilizzi le modalità indicate al terzo comma dell’articolo 416-bis del codice penale.

In questa breve premessa sono stati illustrati alcuni degli interventi predisposti nel corso dei lavori relativi al delitto in parola. Il disegno di legge 510 è stato incardinato in prima lettura al Senato, modificato alla Camera e ritornato in Senato in terza lettura.

Vediamo quindi, in maniera più approfondita, quali sono state le modifiche rispetto alla normativa vigente.

Innanzitutto, in relazione al disvalore della condotta, per tutti i motivi sopra elencati, si è provveduto ad un generale inasprimento dei minimi e dei massimi di pena edittale. L’articolo 416-ter, ad oggi, prevede la reclusione da 6 a 12 anni; il disegno di legge in esame coordina la pena base a quanto previsto dal primo comma dell’articolo 416-bis (reclusione da 10 a 15 anni) equiparando, sostanzialmente, il disvalore della condotta a quanto previsto per il trattamento sanzionatorio dei soggetti appartenenti all’associazione mafiosa.

Viene, inoltre, esteso il novero dei soggetti attivi del reato. Configureranno il delitto in oggetto anche gli intermediari, sia essi siano del soggetto promittente che del promissario.

Il disegno di legge amplia ulteriormente l’elemento oggettivo del reato, per mezzo dell’estensione dell’oggetto della controprestazione, che potrà essere non solo il denaro o altra utilità, ma anche la disponibilità al soddisfacimento degli interessi o delle esigenze dell’associazione.

Viene esteso, inoltre, l’ambito di applicazione del reato, oltre al riferimento al metodo dell’intimidazione mafiosa, al fine di configurare il delitto in parola, anche nei confronti dei soggetti appartenenti all’associazione stessa.   

Il disegno di legge prevede una aggravante di evento ad effetto speciale nei casi in cui il soggetto che ha accettato la promessa di voti sia risultato eletto nella relativa consultazione elettorale. In questi casi la pena prevista è aumentata della metà.

Viene, infine, introdotta la pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici nei casi di condanna per i reati previsti dall’articolo in esame. 

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